Sostenere le reti di economia sociale e solidale
Sono ormai diffuse in tutto il mondo esperienze di economia solidale e trasformativa che sperimentano a livello locale modelli alternativi di produzione, distribuzione, consumo e risparmio. Ma anche quest’anno il Governo nel Ddl di Bilancio 2018 non ne coglie le potenzialità e le ignora del tutto.
La creazione o il potenziamento di reti e distretti che mettano in sinergia le diverse forme di economia sociale e solidale potrebbe invece contribuire a promuovere forme di produzione e stili di vita e di consumo che concilino l’esigenza di produrre reddito con la garanzia dei diritti umani e il rispetto dell’ambiente.
Si tratta di esperienze storiche come l’agricoltura biologica, i gruppi di acquisto solidale, le botteghe del commercio equo e solidale, gli orti urbani, le tante realtà della finanza etica, della promozione culturale, del riciclo e del riuso, del turismo responsabile, del recupero e risparmio energetico, della mobilità sostenibile. Ma vi rientrano anche esperienze più recenti, come le imprese recuperate e gli spazi sociali e culturali che animano nuovi modelli aperti di altraeconomia, formazione, ricerca, informazione.
Le forme di economia sociale e solidale assicurano reddito e occupazione a migliaia di persone in Italia e sono importanti per almeno tre ragioni. Sono caratterizzate dall’autorganizzazione e quindi dall’autonomia; avvicinano migliaia di persone comuni, differenti per età, estrazione sociale, sensibilità culturale e politica; ricercano e favoriscono la ricomposizione delle relazioni sociali e il legame tra le persone e l’ambiente naturale.
Sbilanciamoci! chiede di investire 44,7 milioni di euro per queste forme di altraeconomia. Si propone nello specifico di istituire tre Fondi specifici per il commercio equo e solidale (1 milione), per l’economia solidale (1 milione), per la riconversione ecologica delle imprese (10 milioni); di implementare due Piani strategici nazionali per la Piccola distribuzione organizzata (10 milioni) e per la garanzia partecipata (10 milioni); di sostenere una rete nazionale di mercati e fiere eco&eque (10 milioni) e di avviare un Piano per lo sviluppo degli open data per l’economia solidale (1 milione).