Saperi, cultura, istruzione pubblica: il nostro futuro.
Un tasso medio di dispersione scolastica al 17%; una diminuzione dei diplomati che si iscrivono all’università dal 63,6 del 2008 al 50,3% del 2015; un calo del personale docente universitario di più di 13.800 unità; un aumento delle facoltà che impongono il numero chiuso. Per rilanciare la cultura, l’istruzione e la ricerca pubbliche Sbilanciamoci! propone di investire ben 5,3 miliardi. Tra le misure previste: un grande investimento nell’edilizia scolastica e nella promozione del diritto allo studio (1 miliardo) per mettere in sicurezza gli edifici e garantire gli spazi necessari per l’insegnamento, l’apprendimento e l’alloggio degli studenti; l’aumento delle risorse destinate al Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa (600 milioni), al Fondo per l’autonomia scolastica (310 milioni) e al Fondo di finanziamento ordinario (800 milioni); l’adozione di un piano straordinario per l’assunzione di 20.000 ricercatori universitari a tempo determinato in 6 anni (3.300 nel 2018) e il rifinanziamento del Fondo ordinario degli enti di ricerca (400 milioni).
L’abolizione delle detrazioni Irpef previste per le famiglie che iscrivono i figli alle scuole private secondarie produrrebbe nuovi introiti per 337 milioni di euro. La riforma della tassazione universitaria centrata sull’istituzione di una no tax area per chi dichiara meno di 28.000 euro di Isee avrebbe invece un costo di 600 milioni.
Lo stanziamento di risorse integrative per il Fondo unico per lo spettacolo (128 milioni), per la promozione dell’arte e dell’architettura contemporanee (20 milioni), della pratica musicale di bambini e ragazzi (14 milioni), del libro e della lettura (20 milioni) potrebbe incentivare la produzione, la diffusione e l’accesso alle varie forme di espressione artistica e culturale, soprattutto da parte dei giovani. L’abolizione del “bonus cultura” per i neo-diciottenni (290 milioni) consentirebbe di finanziare l’accesso gratuito a musei, monumenti e aree archeologiche.
La definizione e l’implementazione dei Livelli essenziali delle prestazioni culturali (200 milioni) dovrebbe garantire l’accesso ai beni e alle attività culturali, il potenziamento dell’offerta culturale e migliorare le condizioni di lavoro degli operatori culturali.