La democrazia non si esporta con le armi. La politica estera, di difesa, agli affari interni e le politiche economiche e sociali sono strettamente interrelate e parti di un modello geopolitico, economico e sociale che va cambiato. Le armi non ci mettono al sicuro, né possono tutelare le popolazioni che si trovano coinvolte direttamente in guerre e conflitti nei loro Paesi. È invece indispensabile immaginare e costruire insieme l’altra difesa possibile: quella pacifica, nonviolenta, di impegno, di partecipazione, di dialogo civile, di cooperazione dal basso.
Sbilanciamoci! propone a tal fine una riduzione delle spese militari, con un risparmio per la finanza pubblica di più di 5,5 miliardi di euro, sulla base di cinque misure: la riduzione immediata del livello degli effettivi delle nostre Forze Armate a 150.000 unità e il riequilibrio interno tra truppe e ufficiali e sottoufficiali (1,4 miliardi); il dimezzamento degli investimenti in nuovi Programmi d’armamento iscritti al Ministero per lo Sviluppo Economico (2,1 miliardi); il congelamento dei nuovi contratti di acquisizione dei cacciabombardieri F-35 previsti per il 2017 (634 milioni), in attesa che il Governo attui l’indicazione del Parlamento che ne ha deciso il dimezzamento; il ritiro dalle missioni militari all’estero di chiara valenza aggressiva e l’unificazione delle Forze dell’Ordine (500 milioni).
Una parte delle risorse risparmiate attraverso la riduzione delle spese militari, pari a 488,9 milioni di euro, potrebbe essere utilizzata per finanziare politiche di pace e di cooperazione internazionale, con il potenziamento dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (65 milioni); l’adeguamento delle risorse per il Servizio Civile Universale che consenta un ampliamento e un’ulteriore qualificazione degli avvii di volontari (148,9 milioni); l’implementazione dei Corpi Civili di Pace (20 milioni); la creazione di un Istituto per la Pace e il Disarmo (5 milioni); la riconversione a fini civili dell’industria a produzione militare (200 milioni) e di 10 servitù militari (50 milioni). Ben 5 miliardi resterebbero disponibili per finanziare una forma strutturale di sostegno al reddito, l’assunzione di dipendenti pubblici nel settore hi tech e della conoscenza, fondi per l’economia solidale e per la riconversione ecologica delle imprese.