Politiche industriali innovative, occupazione qualificata, un Rei più universale e inclusivo.
Dall’inizio della crisi l’Italia ha perso una parte significativa della propria capacità produttiva. Sono tre le cause principali: la caduta di domanda per le imprese, provocata dalla lunga stagnazione dell’economia; la debolezza del sistema produttivo italiano, caratterizzato da piccole dimensioni d’impresa e da produzioni di basso livello tecnologico; l’assenza di politiche industriali capaci di aumentare la domanda interna di beni e servizi, di creare occupazione qualificata e ben retribuita, di indirizzare il paese verso un modello di sviluppo eco-sostenibile.
Sbilanciamoci! propone di concentrare il sostegno pubblico in tre aree: welfare, innovazione tecnologica e servizi verdi. Un piano per l’avanzamento tecnologico nel campo della salute (500 milioni) potrebbe finanziare la ricerca sull’utilizzo di tecnologie innovative nei campi della chirurgia, della diagnostica e della farmaceutica contribuendo a ridurre i costi del sistema sanitario, senza compromettere la garanzia del diritto universale alla salute.
La promozione della R&S per le commesse pubbliche nelle costruzioni, grazie a una maggiore premialità nei bandi pubblici, potrebbe stimolare le aziende di costruzioni a investire di più in ricerca (100 milioni). Un nuovo programma di investimenti pubblici potrebbe finanziare lo sviluppo di tecnologie e produzioni di beni e servizi verdi e la diffusione e applicazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (900 milioni).
Un rilancio dell’occupazione di qualità potrebbe derivare dall’assunzione di 25.000 occupati pubblici nel settore hi tech e della conoscenza (500 milioni) e dalla riduzione dell’orario di lavoro per i lavoratori coinvolti dall’innalzamento dell’età pensionabile (10 milioni). L’impiego straordinario del personale pubblico nella lotta all’evasione fiscale (50 milioni), la previsione di contributi aggiuntivi per i pensionati che lavorano (50 milioni) e l’istituzione di un’anagrafe delle cause di lavoro (1 milione) potrebbero assicurare una parte delle risorse necessarie.
Servirebbero infine 11,1 miliardi di euro per rendere più universale e meno condizionato il Reddito di inclusione (Rei), estendendolo a tutti i residenti in Italia in condizioni di povertà assoluta o relativa e ampliando la copertura dalle attuali 500.000 a 1,7 milioni di famiglie.