Nuove politiche industriali, una buona occupazione, un reddito a chi non ce l’ha. La crisi del 2008 e la stagnazione che ne è seguita hanno prodotto una grave caduta della produzione industriale; l’indice della produzione manifatturiera è oggi di 20 punti percentuali al di sotto del livello di otto anni fa. Una diminuzione analoga è avvenuta per gli investimenti. E ne è seguita, come è noto, una grave perdita di lavoro.
Alla radice di tale indebolimento ci sono tre fattori: la caduta di domanda per le imprese, provocata dalla lunga stagnazione dell’economia; la fragilità strutturale del sistema produttivo italiano, caratterizzato dalle piccole dimensioni d’impresa e da produzioni di modesto livello tecnologico; l’assenza di una vera politica industriale che definisca una nuova traiettoria di sviluppo. Una nuova politica industriale selettiva potrebbe privilegiare tre aree prioritarie e concentrare qui le risorse per programmi di ricerca, investimenti pubblici, uso della domanda pubblica di beni e servizi, incentivi alle imprese.
Sbilanciamoci! propone un nuovo programma di ricerca pubblica (250 milioni) focalizzato sullo sviluppo di tecnologie e produzioni di beni e servizi verdi, la diffusione e applicazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, la produzione di beni e servizi legati alla salute e al welfare pubblico. Un nuovo programma di investimenti pubblici dovrebbe favorire lo sviluppo di questi settori (500 milioni).
Un rilancio dell’occupazione di qualità potrebbe derivare dall’assunzione di 25.000 occupati pubblici nel settore hi tech e della conoscenza (500 milioni); dalla stabilizzazione dei lavoratori precari nella pubblica amministrazione (5 milioni) e dalla riduzione dell’orario di lavoro (10 milioni). La maggiore tassazione dei voucher (321,6 milioni), strumento di precarizzazione selvaggia del mercato del lavoro, e la previsione di contributi aggiuntivi per i pensionati che lavorano (50 milioni) potrebbero assicurare una parte delle risorse necessarie.
La sperimentazione di una misura strutturale di sostegno al reddito del costo di 11 miliardi di euro l’anno potrebbe invece consentire di vivere in modo dignitoso a chi non è entrato nel mercato del lavoro, a chi ne è uscito prematuramente o a chi ne fa parte ma non gode di un reddito sufficiente. La misura è rivolta a disoccupati senza altri ammortizzatori sociali, inoccupati, lavoratori precariamente occupati, sottoccupati, soggetti riconosciuti inabili al lavoro, Neet, working poor, il cui reddito lordo non sia superiore a 8.000 euro annui (e con un reddito familiare non superiore a 15.000 euro). L’ammontare individuale del beneficio del reddito minimo garantito è di 7.200 euro annui, circa 600 euro mensili. La platea dei beneficiari riguarda circa un milione e mezzo di persone.