La manovra del Governo per il 2018: “vorrei, ma non posso”

Una manovra finanziaria al ribasso che fa meno che può e passa la palla al Governo che verrà. Un Ddl di Bilancio 2018 che, pur rallentando il raggiungimento del pareggio di bilancio e riconoscendo che questo vincolo imposto dall’Europa implica tagli alla spesa pubblica e aumenti delle entrate insostenibili sul piano economico e sociale, comunque accetta le regole dell’austerità.
Il Governo vanta una ripresa dell’economia (+1,5% nel 2017 e + 1,1% la stima per il 2018), ma l’Italia è il paese che cresce di meno in Europa (la stima della media UE 27 è rispettivamente +2,4% e +2,2%) e il tasso di disoccupazione italiano è ancora all’11,3% nel 2017 e al 10,9% per il 2018 (stima UE).
L’incerta ripresa dell’Italia risente dei limiti delle politiche economiche adottate in questi anni che hanno preferito sostenere l’offerta (imprese) rispetto alla domanda interna (consumi delle famiglie, spesa pubblica e investimenti). Se non c’è chi consuma (privati e amministrazioni pubbliche) e il poco innovativo sistema produttivo italiano stenta a esportare, è difficile che la produzione aumenti e dunque che cresca l’occupazione. È un circolo vizioso che il Governo avrebbe potuto rompere, ma non l’ha fatto.
Il tanto declamato Fondo Investimenti istituito con la Legge di Bilancio 2017 ha una dotazione di 47,55 miliardi su 15 anni. 1,9 miliardi sono stati stanziati l’anno scorso per il 2017, 3,15 miliardi per il 2018 e 3 miliardi l’anno per gli anni successivi. Ma Sbilanciamoci! ricorda che il decreto salvabanche adottato a fine 2016 ha generato impegni sino a 20 miliardi di euro e che la spesa militare prevista per il solo 2018 ammonta a 25 miliardi.
I ¾ delle risorse mobilitate dalla manovra di quest’anno (15,7 miliardi di euro) sono di nuovo impegnati per impedire l’aumento dell’Iva. Il resto privilegia il dissennato rilancio degli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato (che riducono il costo del lavoro, ma non aumentano i salari), gli stanziamenti aggiuntivi per il Rei (sul 2018 pochi, 300 milioni) e le agevolazioni fiscali per le imprese (proroga iper- e super-ammortamento). Le coperture (incerte) sono affidate all’indebitamento, a maggiori entrate fiscali, alla riduzione della spesa pubblica e alle privatizzazioni.
Nel complesso la manovra 2018 mantiene un impianto recessivo che non è in grado di rimettere in moto l’economia del paese.